Dall’inizio della pandemia, a Marzo del 2020, ho sempre e fortemente sperato di poter continuare il mio cammino quest’anno, come previsto. Eppure ci sono stati dei momenti in cui il cammino era chiuso, in cui erano chiuse le frontiere, in cui nulla volava, cieli deserti, strade deserte, ansia e paura ovunque. Devo ammettere che per diversi giorni e settimane dentro di me ho temuto di non poter partire. Tutti i giorni aspettavo notizie su possibili riaperture, mi aggrappavo ad ogni tipo di informazione arrivasse sui giornali o sui social. Quando poi la notizia ufficiale é arrivata, non ho esitato neanche un attimo con la decisione di partire e ho subito ripreso a camminare, per allenarmi almeno un pochino. Il lungo lockdown non ha giovato al fisico di nessuno, immagino.

E così arriva il 17 Luglio 2020 il giorno della mia partenza. Parto da Brindisi con un aereo delle 7 di mattina (avevo passato una settimana a Gallipoli con la mia famiglia). Lungo la strada assisto ad un temporale locale da fare paura (guardate il video in basso). Arrivata all’aeroporto deserto, delle telecamere mi misurano la febbre, e poco dopo entro per la seconda volta nella mia vita in un volo Alitalia che mi porta a Roma Fiumicino. Dopo una breve sosta ecco il mio aereo per Madrid, tutto puntuale, tutto tranquillo. Io dentro di me scoppio di gioia, l’aereo arriva addirittura in anticipo. Gioco col pensiero di andare in stazione a prendere il treno, tanto ho tempo… e invece non é così. Scopro che l’autobus di Flixbus per Leon parte dal Terminal 4 (T4), mentre io sono atterrata al T1. Ho quaranta minuti di tempo prima che parta. In teoria tempo abbastanza. Scopro però che per arrivare a quel terminal devo prendere un autobus, che passerà fra 30 minuti, Comincio ad andare in leggero panico. Prendo un taxi, che non solo mi prende 30 euro, approfittando della mia agitazione, ma cerca di spiegarmi che senza biglietto del bus non riuscirò ad entrare nel Terminal per via delle restrizioni Covid. Cerco di fare il biglietto del bus dal cellulare mentre lui guida, ma niente….nessuna app sembra funzionare. Mi chiede se deve portarmi alla stazione dei treni, per una modica cifra di altre 40 euro. Preferisco scendere e salutare!. Arrivata all’entrata del Terminal, un impiegato della sicurezza non mi fa entrare: devo avere il biglietto. Gli spiego che l’applicazione non funziona, che il biglietto devo andare a farlo alla stazione degli autobus e che fra 10 minuti il mio (unico) bus per Leon partirà. Il tutto sudando sotto la mascherina e in un mix di lingue tra italiano spagnolo inglese e gesti. Altre persone sono nella mia stessa situazione. Rischiamo tutti di perdere l’autobus. Lui dice che può farci entrare solo se ci accompagna lui di sotto ma per fare questo deve aspettare che arrivi il collega a dargli il cambio. Io sono basita. I minuti passano. Se non riesco a prendere l’autobus dovrò fermarmi la notte a Madrid, probabilmente all’aeroporto. Comincio a perdere la pazienza, ormai ho solo 5 minuti prima che il mio bus parta. Mi agito e gli dico che no me ne frega niente, che devo prendere quell’autobus (e fare ancora il biglietto!!) e che si inventi qualcosa ma mi lasci passare. Impietosito lascia passare me e altre due signore, e insieme cominciamo a correre verso il piano di sotto. Ovviamente allo sportello dei biglietti ci sta la fila…Tre persone prima di me. Cerco di stare calma, ormai sta già facendo i biglietti, non posso passare avanti. A tre minuti dall’orario, sono là con la signora che mi fa il biglietto e mi indica dove devo andare per prendere il bus. Mi catapulto alla porta, non si apre!! Vado ad un’altra porta…non si apre neanche quella! Tutte chiuse per via del Covid!! Ma perché´per via del Covid lasciano solo una porta aperta?? Così costringono le persone a passare tutte da una..forse perché cosi controllano meglio la febbre. Dentro di me impreco, non ce la farò mai, ormai a quest’ora sarà già partito!! Arrivo alla corsia dove dovrebbe esserci il mio bus per Leon e il bus non c’é. Nessuno ne sa niente. Chiedo agli altri guidatori, il nulla. Mi viene da piangere, sicuramente é già partito. Una signora anziana capisce e mi viene in aiuto, prendere il mio biglietto e mi mostra un numero sopra, mi dice che ogni bus ha un numero e di controllare quel numero. Il mio non c’é…..ma arriva poco dopo. Che sollievo!!!!!  Felice come una Pasqua, entro nel bus e ci rimango per tre ore, morendomi di freddo per via dell’aria condizionata ma con un sorriso sulla bocca che supera di gran lunga la mascherina.

Appena arrivata a Leon mi stupisco del fatto che tutti portino la mascherina anche in città e non solo sui mezzi ma proprio tutti…. Ho chiesto e da oggi qui é stata emanato un decreto  che nei centri abitati bisogna portare la mascherina, io che ero stata così contenta di togliermela dopo 15 ore di viaggio.Comunque va bene così. Se serve ad evitare nuovi Lockdown ben venga. Qui c’è ancora luce, il sole tramonta tardissimo. Mi cambio velocemente e vado in un negozio a comprare le racchette e il poncho, le ultime due cose che mi mancavano. Ceno con mezzo chilo di ciliegie prese dal fruttivendolo e vado a vedere la bellissima cattedrale. Ma sono troppo stanca per rimanere più a lungo, in città, devo dormire, soprattutto perché domattina voglio svegliarmi prestissimo e partire presto. La tappa sarà Hospital de Orbigo.

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