Sono qui nel treno Roma-Monaco che sta riportando a casa me e Luna dopo aver partecipato ad un’esperienza meravigliosa: ben 9 tappe del Cammino per gli Animali. In realtà le tappe totali sono 14 e finiscono esattamente a Roma, a Piazza San Pietro (in data 9 Ottobre quando uscirà questo articolo).

Il Cammino per gli Animali, che segue la via di San Francesco, é stato ideato dal Angelo Vaira, che lo ha completato la prima volta da solo nel 2018 e dopo di nuovo con alcune persone nel 2019 e nel 2020 con una trentina (e tanta pioggia) e quest’anno con ancora più persone e molti cani.

Col Cammino per gli Animali vengono ripercorse le strade su cui muoveva San Francesco, contemplata la stessa natura e visitati gli eremi in cui lui stesso meditava. Viene percorso come manifestazione d’amore per gli animali e per portare l’amore per tutte le creature al Papa. Infatti nella tappa finale Angelo chiederà al Papa di prendere una posizione chiara e definitiva sulla questione animale per:

  1. “Evitare a miliardi di animali le grandi sofferenze che infliggiamo loro ogni anno, contravvenendo al mandato d’amore conferito da Dio all’uomo.
  2. Portare a pieno compimento la sua Enciclica “Laudato Si’”, che solleva così bene il tema dell’interdipendenza: infatti la produzione di carne è la principale causa di: deforestazione, inquinamento idrico, surriscaldamento globale, pandemie.” (Cit dal Blog di Angelo).

Quello di cui però volevo parlarvi era dello spirito del Cammino e di cosa abbiamo visto e sentito nelle meravigliose terre umbre. 

Non si tratta solo di raccontare la bellezza infinita della natura, degli scorci, dei ruscelli, delle colline, dei sentieri, dei prati verdeggianti e dei borghi antichi e romantici d’Italia. Qui potete trovare una meravigliosa galleria di foto di Federica Cavicchi che ha camminato con noi. Non voglio raccontare quello che probabilmente sapete già, quanto é bella l’Italia, quella dei borghi, della cucina tradizionale, dei colori e della gente calorosa.

Voglio raccontarvi di un mondo a molti sconosciuto, perché se ne parla poco, e perché non si pensa che anche qui ci sia uno sfruttamento e una sofferenza infinita.

Si tratta del mondo dei cani da caccia e da tartufo: ne abbiamo visti un’infinità, tutti tenuti in condizioni aberranti da chi, i cacciatori, proclamano anche di amare i propri cani. A volte erano alla catena (vietato ormai in moltissime zone d’Italia clicca qui  per vedere la mappa di dove é già vietato e si possono chiamare le forze dell’ordine), spesso molto corta, soli. Altre volte tenuti in box molto piccoli, stipati, ululanti e abbaianti. Spesso questi box ripieni della proprie feci, e i cani in condizioni di salute precaria.  Non metto foto e video perché vi si spezzerebbe il cuore.

I cani da tartufo che abbiamo visto, magrissimi: vengono tenuti affamati perché sanno che se trovano il tartufo, riceveranno il premio e finalmente mangeranno. 

Abbiamo visto cani non più in grado di camminare, cani alla disperata ricerca di un contatto umano, o cani talmente rabbiosi da far intuire il disagio che sentono. 

Gli unici cani  ‘felici’ mi sento in grado di dire di aver incontrato, oltre ai partecipanti del cammino ovviamente, sono alcuni cani randagi che proteggevano con fierezza il loro territorio ma senza essere aggressivi.

Quando pensiamo alla caccia, spesso pensiamo all’animale che viene furiosamente cacciato e ucciso. Chi vuole abolire la caccia (firmate qui https://www.referendumsiaboliamolacaccia.it/ per il referendum, siete ancora in tempo, si può fare anche online) in genere non pensa all’ulteriore supplizio al quale sono condannati anche i cani da caccia, che oltre a vivere una vita indegna con un proprietario che nella maggior parte dei casi li sfrutta e poi li da via o uccide quando non sono più utili, sono anche soggetti a incidenti dovuti agli spari dei loro carcerieri. Durante il cammino era appena cominciata la stagione della caccia e uno di noi si é ritrovato a dover andare dal veterinario per la sua cagnolina. Il veterinario gli ha detto testuali parole: é come stare in in trincea della prima guerra mondiale”. Un cane che non ce l’aveva fatta era stato messo in un sacco nero, altri erano devastati e cercavano di ricucirli.

Ora ditemi voi se tutto questo ha a che fare con l’amore per la natura e per i cani che i cacciatori, con la loro fortissima lobby politica, proclamano di avere.

Un incoraggiamento quindi a tutti ad andare a votare al referendum contro la caccia per fermare anche questo strazio.

Durante il cammino siamo passati anche davanti ad altri animali, fortunatamente non molti come sul cammino di Santiago, ma uno in particolare mi ha rubato il cuore. 

Era un maiale, chiuso in uno spazio ristretto, messo lì per essere ingrassato e poi macellato. Era lì che si annoiava a morte, solo, nell’ombra, tutti i giorni uguali, senza interazioni, senza uscire, senza luce del sole. Uscirà probabilmente solamente per essere sgozzato. Quando Angelo si é avvicinato per attaccare il filo rosso al suo cancello (tutti avevamo dei piccoli fili rossi in cotone, da legare ai cancelli di animali maltrattati, simbolo di empatia e compassione) il maiale si é alzato e lo ha ascoltato attentamente mentre lui gli parlava. Gli occhi vispi, le orecchie in avanti, non vedevo la sua coda ma sicuramente scodinzolava per il breve ma caloroso contatto umano. I maiali sono animali intelligentissimi, quanto i cani,  provano emozioni come loro (e come noi), giocano se gli si mettono a disposizione strumenti, addirittura sono bravi ai videogiochi hanno scoperto dei ricercatori. Allora la domanda che a me sorge spontanea, soprattutto rivolta a chi dice di amare il proprio cane …ma non vi accorgete di quanto gli altri animali siano simili al vostro cane? Non vi siete mai chiesti se veramente valga la pena di tenere animali cosi senzienti e intelligenti in un’eterna prigionia e supplizio, per il semplice piacere della gola o per delle fantomatiche tradizioni culinarie? 

Se poi vogliamo andare oltre al discorso empatico, capisco che non tutte le persone riescano a percepire i sentimenti degli animali e sopratutto a capire che siamo un tutt’uno, e che loro non sono nati per essere nostri “schiavi” ma hanno gli stessi diritti sulla terra, parliamo del tema della salute e del surriscaldamento globale. 

È cosa nota e risaputa ormai, che gli allevamenti intensivi sono una delle maggiori cause del surriscaldamento e deforestazione, e che il consumo di proteine animali, sopratutto carne rossa (ma non solo!)  é altamente cancerogeno. Mi sono fatta una vera e propria cultura sugli alimenti cancerogeni durante la grave malattia di mia sorella Marta che purtroppo ci ha lasciato proprio per un tumore pochi mesi fa.

Senza nulla togliere al danno che fa l’agricoltura intensiva e a ovviamente molte altre cose sulle quali ora non voglio soffermarmi perché non é quello il tema di cui voglio parlare.

Il fatto che il pesce nei mari sia pieno di veleno e che il mare lo stiamo uccidendo e svuotando  é stato dimostrato ampiamente (basta vedere il documentario Seaspiracy)  e se non cambiamo completamente il nostro modo di rapportarci agli animali e alla natura di questa terra il surriscaldamento non potrà fermarsi e andremo incontro ad un processo che in realtà é già cominciato. Basta vedere i disastri naturali che ormai avvengono anche in casa nostra da diversi anni. Basta vedere il Coronavirus, causato da uno Spill-Over da una specie all’altra- come tutte le pandemie d’altronde. Da guardare assolutamente questa inchiesta-documentario “L’innocenza del pipistrello  di Sabrina Giannini per Indovina chi viene a cena su Rai Tre.

E allora la riflessione giustissima che é venuta ad una ragazza del gruppo e che condivido pienamente é proprio questa: se io mi unisco al gruppo sia fisicamente sia in maniera virtuale, macinando ogni giorno km col gruppo o da sola, ma poi la sera mi mangio la bistecca o ai miei figli preparo il panino con la mortadella, perché faccio il cammino per gli animali?  Per chi cammino? Per il mio cane? Per i cani degli altri?  

E tutti gli altri animali? I cani da caccia? I cani da tartufo? Gli animali negli allevamenti che tanto assomigliano al nostro cane (andate a vedere le inchieste di Animal Equality e di Essere Animali) sono senzienti ed intelligenti quanto il cane che noi tanto amiamo, e hanno lo stesso diritto di vivere la propria vita come noi.

Non avrebbe senso, almeno durante il cammino per gli animali, provare almeno in quei giorni a mangiare senza carne e latticini? Andare in gruppo nei ristoranti chiedendo un menù vegano? La richiesta é  ciò che decide il mercato. I ristoratori sentendo sempre più richiesta, cominceranno ad adattarsi e a offrire qualcosa in più delle solite verdure grigliate. 

Potrebbe essere una bella iniziativa per i futuri anni, includere nel cammino per gli animali dei giorni senza sofferenza animale nel proprio piatto. In fondo stiamo seguendo le orme di San Francesco, amante di tutti gli animali e della natura. 

Di certo non era non era lo spirito dell’umanità di oggi a muoverlo, quell’umanità che oggi stermina miliardi di animali ogni anno, attuando un vero e proprio sterminio giornaliero. 

Chi si predica cristiano, o ha a cuore il pianeta su cui vive, dovrebbe fare la connessione profonda tra quello che San Francesco predica (o gli scienziati di oggi) e quello che mette nel piatto tutti i giorni, smettendo una volta per tutte di guardare dall’altra parte dicendo “non é un mio problema, non voglio vedere/sapere”. 

In generale poi, per chi non vuole fare “il salto” diventando vegetariano o vegano…basterebbe consumare di meno. Meno prodotti animali, più frutta e verdura. La nostra terra ma sopratutto la vostra salute ringrazierà! Ve lo dice una che non sa più cosa significhi ammalarsi anche solo per un raffreddore. 

Quando ero onnivora pensavo che i vegani fossero dei pazzi denutriti e invasati. Giuro!!Per fortuna tutti i vegani che ho incontrato a quell’epoca, non erano invasati né denutriti, anzi cucinavano volentieri, avevano un bel colorito, e non mi giudicavano. È stato grazie a dei vegani “illuminati” e di certo non grazie a dei vegani “ultrà” che io ho fatto la mia scelta, ormai quasi 6 anni fa. 

Chi quindi legge queste righe, ma a casa mangia ancora carne e latticini (l’industria del latte é ancora più dolorosa e straziante di quella della carne), non si senta giudicato né da me né da nessun altro. Tutti noi prima eravamo mangiatori di carne e di formaggio, e tutti abbiamo avuto bisogno dei nostri tempi e motivazioni per fare questi passi. Ma é importante almeno essere consapevoli di quello che si sta facendo, e di non prendersi troppo in giro dicendo: “amo gli animali” e non voglio vedere quelle immagini perché mi fanno soffrire troppo. A quel punto sarebbe più coerente dire “amo gli animali e almeno ci comincio piano piano a provare…e prendo coraggio e guardo quelle immagini”.

Dopo queste riflessioni che forse per alcuni di voi molto poco hanno a che fare con il bellissimo cammino che ho fatto, lascio parlare i miei diari (scritti abbastanza in fretta la sera quando avevo una stanchezza addosso incredibile quindi scusate se mancano un po’ di profondità come quelli del cammino di Santiago) e i piccoli videoracconti che ho fatto giorno per giorno.

Il rapporto con Luna é diventato ancora più stretto, lei si é goduta ogni momento delle camminate, seppur molto lunghe, perché era immersa nella natura e circondata da amici. Ha stretto legami con altri cani e persone, ha imparato a rimanere sola in posti nuovi, ha imparato a guardarsi sempre indietro o perlomeno a tornare per vedere se mantenevo il passo. Ha esplorato e sopratutto si é fidata dei posti dove la portavo, nonostante  il grande caldo la abbia fatto veramente soffrire tanto.

Io ho stretto delle bellissime nuove amicizie e condiviso momenti di divertimento ma anche di stanchezza e di emozione, e ho anche trovato il tempo di camminare un po’ da sola. Anche in questo cammino mi sono nutrita principalmente di frutta, pesche e pesche noci i primi giorni poi sempre più uva, mele, i primi mandarini, banane e tanti, tantissimi fichi raccolti direttamente dagli alberi. Di frutta secca ne avevo sempre con me, e anche di cioccolata fondente per i momenti più duri. La sera ho trovato delle cose squisite della regione Umbria che ancora non conoscevo e mangiato con veramente tantissimo gusto. E ora vi lascio ai miei resoconti. Spero di vedervi sul cammino l’anno prossimo. Io e Luna ci saremo! 

1.Tappa Domenica 26 Settembre Assisi-Foligno, 22 km

Ho passato la notte ad Assisi in una stanza molto carina nel centro storico. Luna ha dormito abbastanza tranquilla, la sentivo che ogni tanto si spostava da una parte all’altra della stanza. Poi stamattina il primo colpo al cuore: Luna a pensato di salire sul tetto accanto al terrazzino della stanza dove ha dormito come un gatto, sulle tegole traballanti.sarebbe bastata una zampa messa su una tegola traballante e mi sarebbe forse volata giù ho mantenuto e sangue freddo sono rientrata dicendole vieni che ti do da mangiare dentro di me stavo morendo… Mi ha seguito ma io ho continuato a tremare per almeno altri 10 minuti. Dopo i miei 10 minuti di yoga e una ricerca di un alimentari per comprarmi della frutta, arriviamo al punto di partenza, la basilica di San Francesco. 

Siamo tantissimi almeno 40! Molti con, altri senza cane. 

Partiamo dopo una breve attesa e il tragitto è subito in salita attraverso le vie del centro storico. Dopo una camminata arriviamo fuori dalla città sempre salendo. Il tempo regge, é nuvolo ma non piove e le temperature sono miti. Dopo una breve sosta dove possiamo far bere per i cani Angelo ci dice che possiamo scioglierli e dopo alcuni accorgimenti riprendiamo il percorso tutto in forte salita. Uso i bastoncini e temo un po’ per le mie ginocchia ma non sono l’unica

Oggi è una delle tappe più dure di tutte.

Il percorso è lunghissimo, e sempre più in salita, camminiamo in gruppetti sparsi o singolarmente, la prima pellegrina annuncia di voler smettere di fumare proprio oggi perché sente il fiato che le manca  tantissimo. 

Io stessa sento una bella fatica nelle gambe nei polpacci e nei tendini, non sono per niente allenata a tutto ciò. Luna mi cammina davanti, ogni tanto esplora nei boschi ma in generale rimane nelle vicinanze.

Quando mancano 1,4 km all’eremo di San Francesco, la strada si fa pianeggiante e addirittura un po’ in discesa. Un grande sollievo! Davanti a me ci sono pochi pellegrini, il gruppo cammina più indietro. Il cielo si è fatto nuvolo e tira un venticello, speriamo che non cominci a piovere. Se fosse stato sereno sarebbe stato difficilissimo fare questo tratto con Luna.

Ad un certo punto allarme, non si trova più Derek, un cane del nostro gruppo.Cominciamo a spargere la voce, chiamiamo chi sta più dietro, la proprietaria è visibilmente preoccupata, lo sarei anch’io! Dopo circa 20 minuti di ansia, il messaggio che il cane lo ha trovato Angelo e lo sta portando.

Arrivati ad un punto di ristoro, faccio bere Luna, mi mangio qualche albicocca secca e poi le rimetto al guinzaglio e proseguo in discesa su una strada asfaltata verso l’eremo. All’eremo facciamo una sosta di circa un’ora, il tempo per mangiare qualcosa e visitarlo. Riesco entrarci facendo rimanere Luna con un’altra pellegrina e la sua golden Muria . Ripartiti dall’eremo, la strada è leggermente in salita ma poi pianeggiante, asfaltata in mezzo ad  un bosco silenzioso. 

Decidiamo di non parlare tra di noi per almeno mezz’ora sotto richiesta di Angelo. Il cielo si è fatto scuro e tira vento, minaccia pioggia.Il vento che tira asciuga velocemente il sudore sulla schiena, e io mi trovo a camminare in prima fila insieme a Luna e altri quattro cani, uno dei quali penso che faccia il doppio dei chilometri nostri perché corre in avanti e torna perennemente indietro.

Alle 14:15 abbiamo fatto solo metà del percorso, però adesso non sento alcun stanchezza. Arriverà dopo, suppongo… 

Purtroppo accade un brutto litigio tra due cani, e la sosta si fa più lunga del previsto. 

La discesa che segue è molto sdrucciolevole, tanto che due Pellegrine  scivolano senza farsi per fortuna niente. 

Ci mettiamo un bel po’ ad arrivare giù, Luna è spesso avanti ma appena la chiamo mi raggiunge.Bisogna scendere con molta cautela per non cadere, e ringrazio ogni momento il clima che sta tenendo senza piovere. Fare questa discesa con la pioggia sarebbe stato un vero problema… 

Arrivati alla fine della discesa ci rendiamo conto di aver perso una parte del gruppo. Cerchiamo di riunirci con gli altri, ma è tutto troppo complicato, e ancora una volta mi viene in aiuto la mia applicazione komoot che in modo abbastanza sicuro ci riporta sulla retta via. A differenza di cammino di Santiago, questo percorso è molto raramente segnalato. Insieme all’aiuto di un altro Pellegrino riusciamo a ritrovare la strada per Spello. Il paesaggio si apre, sulla destra abbiamo un bellissimo panorama contornato da campi di ulivi. Luna comincia ad accusare la stanchezza, tanto che si siede spesso e addirittura comincia stendersi, un segnale  chiaro: sono sfinita ! Pochi metri prima dell’arrivo, non si vuole neanche più alzare e la devo trascinare per non farla investire da una macchina.

La signora che mi affitta l’appartamento è così gentile da venirmi a prendere a Spello con la macchina. Arrivata all’appartamento nutro innanzitutto Luna che poi crolla, mi lavo le mie cose e poi esco in cerca di qualcosa da mangiare. Oggi è domenica e fino adesso ho mangiato solamente frutta, non patendo assolutamente la fame. La proprietaria dell’Bed & Breakfast mi ha detto che c’è una festività chiamata i primi d’Italia, vuol dire che in tutti ristoranti si potranno assaggiare i primi più famoso in Italia. Vediamo se trovo qualcosa che fa per me …

2. tappa: Lunedì 27 settembre tappa Foligno-Trevi 19 km

Ieri sera sono riuscita a mangiarmi un piatto di gnocchi al vino, una cosa deliziosa nel centro storico di Foligno. Tornata a casa sono andata a letto relativamente presto e anche Luna non si è praticamente mossa per tutta la notte dal mio fianco. I temporali ipotizzati dal meteo non sono arrivati, e stamattina nonostante le previsioni c’è un sole e un’umidità asfissiante. 

Arriviamo al punto di ritrovo Porta romana, oggi ci sono nuovi cani mentre altri se ne sono andati. Angelo fa nuovamente le raccomandazioni di mantenere le distanze tra cani difficili e poi ci mettiamo in marcia… Anche oggi ho fatto colazione con un abbondante frutta, una mela trovata ieri al ristorante, due pesche e una banana.

Mentre attendiamo a Porta romana attacco già la mia uva e qualche prugna dolcissima. Non sono l’unica a mangiare in questo modo in questo cammino  e me ne rallegro. Ci sarà sempre qualcuno che ha un po’ di frutta o frutta secca in caso di bisogno. l primo tratto di percorso è lungo una strada trafficata, ringrazio ogni nuvola che copre il cielo. Entriamo in una strada sterrata, il cielo si è aperto e fa caldissimo. Ancora dobbiamo tenere i cani legati e Luna mi fa impazzire andando a caccia di lucertole. 

Quando li possiamo slegare, ci troviamo su un sentiero tra campo di ulivi, bellissimo. Continua a fare molto caldo, dei temporali previsti nemmeno l’ombra. 

Arrivati ad un certo punto ci sediamo tutti insieme e decidiamo di fare una piccola sessione di yoga, e Angelo ci spiega il vero significato del saluto al sole. Dopo questa pausa, ci rimettiamo in cammino, la strada sterrata finisce e ci ritroviamo su asfalto. Campi di terra si alternano a campi di ulivi su spighe gialle. 

Il caldo si fa sempre più asfissiante, dobbiamo fare diverse pause per far bere i cani. Io continuo a mangiare frutta e non averne bisogno di bere , e questa è una fortuna così posso dare la mia acqua a Luna. 

Ad un certo punto arriviamo ad una piccola casetta, dove abitano una coppia di signori molto anziani, che ci mettono a disposizione la loro acqua del rubinetto esterno, una grande festa per tutti i cani.Io approfitto per lavare Luna che un po’ prima si era rotolata nella cenere e aveva muso e zampe grigie.

La pausa che facciamo successivamente mi porta ad un altro incontro magico: Angelo vede per terra una mantide religiosa, sembra morta e secca. Prendo la bottiglia d’acqua di luna, le verso qualche goccia ma lei non si muove. Allora la spingo un po’ con le zampette all’interno della ciotola, lei si accorge che ce l’acqua e comincia bere avidamente e a lungo. Fatto questo, si fa una accurata manicure delle zampette, beve un altro po’, e dopo averla delicatamente appoggiata su una foglia, Angelo la porta all’ombra. 

L’ultimo tratto verso Trevi, è tutto in salita. Luna comincia a fare delle pause indipendentemente da me, si siede e addirittura si sdraia guardandomi, come per dire “ma che davero?“Arrivati alla fine della salita in un bellissimo piazzale con vista su Trevi, veniamo omaggiati da un bellissimo venticello che ci ristora tutti. 

Prendiamo gli ultimi accordi per la tappa di domani che sarà fino a Poreta, e poi ognuno in maniera autonoma raggiunge il proprio alloggio. Io ho preso una stanza in un edificio antico, con il tetto a legno a vista, la camera è fresca, e Luna si mette immediatamente a dormire… Oggi è veramente distrutta… Lavo le mie cose, lavoro un po’, e poi mi metterò alla ricerca di qualcosa da mangiare.

Domani la tappa sarà di 12 km e si passerà per il silenzioso eremo di Sorella Maria, in cui sei monache vivono con pochissima elettricità, e nessuna acqua calda. All’interno vi è la grotta in cui San Francesco meditava.

3. Tappa Trevi-Poreta 28 Settembre 12,5 km

Ieri sera sono riuscita a trovare una osteria dove  mi sono veramente saziata, con una focaccia buonissima, una pasta al pomodoro e tante verdure grigliate. Insieme a Sara e Marika, due pellegrine e ad 1 l di vino bianco la serata è stata più che divertente complice anche il fatto che Luna 🌝 a sia passata a tutti i tavoli a farsi accarezzare e a scroccare qualcosa da mangiare. 

Stamattina siamo partiti un’ora prima, perché Angelo ci aspettava 40 minuti di strada più avanti. Cominciamo il percorso con una discesa molto ripida uscendo da Trevi lungo le mura antiche, e ci inseriamo subito in un sentiero circondato da piantagioni di ulivi. Il paesaggio è bellissimo, e la nebbia che prima ci dava un po’ di frescura si dirada abbastanza presto e ci lascia una vista bellissima su Trevi, da togliere il fiato. Continuiamo su strada asfaltata in mezzo agli ulivi, adesso è meglio tenere il cane a guinzaglio perché ogni tanto passa raramente qualche macchina. I monti umbri ci fanno da cornice e si comincia a intravedere il colore dell’autunno, nei campi sempre più gialli e in qualche foglia che comincia a diventare gialla. Una volta ricongiunti con Angelo, ripartiamo fra sentieri bellissimi, fa caldo ma spesso veniamo graziati dall’ombra degli alberi e nonostante il tragitto sia in salita, l’energia è buona. Passiamo davanti ad un a casa dove vengono tenuti in uno stato orribile dei cani da caccia in delle gabbie minuscole. Ululano, piangono, abbaiano e sono agitatissimi. Uno morde tutto il tempo la plastica che dovrebbe fargli la divisore. Angelo esegue un piccolo rituale e attacca al recinto un filo rosso. 

Dopo circa un’ora di camminata arriviamo all’eremo di sorella Maria, dove vivono sei suore. Per entrare dobbiamo separarci, perché si può entrare solo senza cani. Ci viene raccontata dalle suore che lo abitano la storia dell’eremo e come si svolge la loro umile vita li. Vivono lì con pochissima elettricità e acqua piovana e servizi minimi, e hanno cinque celle in cui ospitano  chi va lì per trovare pace. Dovrei scrivere un articolo a parte per raccontare tutto quello che ci viene detto in raccontato, quindi mi limito a dire che l’esperienza è bellissima e molto profonda e che visitiamo anche la grotta dove San Francesco meditava, oggi abitata da quattro piccoli pipistrelli. Una volta partiti dall’eremo, prendiamo una discesa molto ripida, qua servono bastoncini e conviene stare attenti. Il sentiero porta tra bellissime piantagioni di ulivi, ma la temperatura è caldissima. Stiamo sui 30° ma col sole se ne percepiscono il doppio. Nonostante questo, Luna riesce ancora a trovare le energie per cacciare insetti e lucertole. L’ora successiva la trascorriamo camminando in completo silenzio, che oltre che essere Un momento spirituale, e anche utile per risparmiare fiato , visto che il caldo è veramente asfissiante. Alla prima pausa possibile do da bere a Luna, avrò ancora massimo 0,75l e mancano due ore all’arrivo. Io per fortuna non la bevo, ma spero che basti per lei. La vista verso la valle è bellissima, e le pause all’ombra sotto gli ulivi, doverose per far evaporare i cani. A 3 km da Poreta facciamo una pausa di almeno un’ora su un prato all’ombra. I cani si rilassano, e anche noi ci sentiamo e riprendiamo le forze. Un cane che aveva del legno infilato nei polpastrelli viene medicato, io applico la crema Fissan sui polpastrelli di Luna mentre schiaccia un pisolino… La parte finale della camminata è sotto un caldo asfissiante, ogni tanto c’è un poco di ombra e di venticello, ma per la maggior parte al sole. Luna ogni tanto mi guarda e si ferma, e io mi fermo insieme a lei per farla riposare. Poco prima della discesa verso Poreta, troviamo una fontanella per riempire di nuovo le bottiglie, e poi scendiamo giù per una discesa molto ripida. Il mio alloggio di oggi è molto spartano, e io sono così stanca che l’unica cosa che riesco a fare è lavare i miei panni. Ceniamo in tanti stasera nel chiostro dell’Bed & Breakfast, e la mamma della proprietaria prepara una buonissima zuppa di lenticchie e del farro con pomodorini e  olive. Per i non vegani inoltre del pane con lo Stracchino e un piatto di formaggio olio e pepe. Oggi il caldo mi ha veramente dato sfiancato e questa sera andrò a dormire a letto prestissimo. Gioiello della sera, una mamma riccio il suo piccolo passeggiano davanti al nostro tavolo e vanno a mettersi a dormire in un cunicolo del muro.

Quarta tappa 29 Settembre Poreta-Spoleto 12 km

Dopo una notte abbastanza rigenerante, partiamo alle 10 siamo immediatamente un sentiero ombroso. I cani sono felicissimi, si rendono conto che questa di camminare tutti insieme sta diventando una routine, e la frescura del sentiero li rende quasi pazzi. Corrono tutti insieme, fanno branco giocano, si rincorrono. 

In un punto in cui le strade si restringono, c’è un piccolo tafferuglio fra Puma e Paco, un cane nuovo. A quel punto Angelo dopo pochi metri fa nuovamente una pausa e ci invita tutti stare attenti alle distanze tra cani, soprattutto fra i maschi, e  poi  presenta gli educatori e istruttori cinofili del gruppo e quelli che come me lo stanno per diventare. Dopo aver passato qualche campo di ulivo, già sotto il sole cocente, la strada diventa di nuovo  asfaltata e il paesaggio più desolato. Non dura molto, ci immergiamo in un sentiero e cominciamo la salita più impegnativo della giornata, per fortuna all’ombra. Tiro fuori i bastoncini e mi incammino, anche luna rallenta e ogni tanto si ferma a bere o da me o da qualcun altro. Finita la salita Il percorso si snoda lungo vecchi borghi, con una vista sui monti umbri da togliere il fiato. Ci raccontano che questa tappa loro l’anno scorso l’hanno fatta sotto una pioggia torrenziale e mi immagino il percorso in discesa, sdrucciolevole già adesso, fatto sotto un clima così difficile. La discesa è abbastanza complessa, il sentiero stretto, luna va molto avanti e molto spesso perdo il contatto con lei, ma basta un breve passa parola per farmi sapere che luna sta avanti . In ogni caso dopo massimo 5-10 minuti di distanza da me , lei torna indietro per controllare se ci sono ancora. Dopo la discesa facciamo una pausa ristoratrice vicino alla fontanella e con delle panchine. Mangio tanta uva rossa che avevo comprato a Poreta, e do a Luna una zampa di gallina essiccata. Le ore successive si snodano tra salite e discese, ombra e sole , passiamo accanto a tante case con gabbie e cani da caccia rinchiusi , e infine raggiungiamo finalmente Spoleto. 

Luna è sfinita, accaldata, e per riuscire a metterla nel bagagliaio del taxi insieme alle sue amiche Rey e Miuria ci vuole tanta pazienza . Arrivate all’istituto delle suore Bambin Gesù dove pernottiamo, è come fuori di sé. Tira come una folle e anche una volta arrivate in stanza, piange ed è agitata. Io sono sfinita e non so cosa ha, quindi decido di darle da mangiare molto presto e finalmente si calma. Poco dopo dobbiamo comunque uscire perché ho bisogno di fare la spesa per domani e per cenare. La serata è tiepida e sapere che a Berlino stanno con la giacca pesante mi fa apprezzare ancora di più questo caldo, anche se di giorno è una sofferenza per Luna e un po’ anche per me. Ci sono tante cose oggi che avrei voluto raccontare ma la stanchezza è troppa ed è già tantissimo che riesco a fare un post .Dormiamo in un bellissimo istituto di suore nel centro del borgo di Spoleto, con un bellissimo giardino e orto. Luna apprezza..e ruba il mangiare dei gatti.

Quinta tappa 30 settembre, Spoleto-Ceselli, 15 km

La notte l’ho passata con i tappi alle orecchie, perché c’era una zanzara che mi faceva compagnia. Tanto qualche puntura più o meno non fa più differenza ormai. 

Arriviamo al punto di partenza con un taxi perché la strada è bloccata. La camminata comincia subito molto in salita, una serie di tornanti nel bosco con una bellissima vista sul castello di Spoleto. 

La giornata è calda, ma fortunatamente siamo all’ombra e la natura è immediatamente bellissima e incontaminata. Esattamente come ieri i cani sono presi da una gioia incontenibile, giocano si rincorrono e disperdono già troppe energie non sapendo cosa li aspetta. Anche oggi ci sono nuove persone, che si aggiungono per una o più tappe. Camminiamo in forte salita all’interno di un bellissimo bosco per almeno un’ora. All’inizio l’aria è frizzante, ma già dopo mezz’ora mi tolgo la felpa e comincio a sudare. Anche qui l’uso di bastoncini e di grande aiuto. Dopo la salita visitiamo il bellissimo eremo di San Francesco, con le piccole celle e la minuscola cappella.Un amico di Angelo specializzato in Digital Detox si trova lì per scrivere un libro e ci racconta di quanto sia pericolosa l’assuefazione digitale. 

Il resto della tappa è un continuo saliscendi, con bellissimi scorci sugli Appennini umbri, soste su prati in cui pratichiamo yoga e pause silenziose nei boschi in cui meditiamo.Sono talmente impegnata a salire e scendere e a non cadere  che non ho il tempo materiale di dettare i miei appunti e quindi arrivata ad un’ora della sera tarda in cui mi si chiudono gli occhi, riesco solo a raccontare in maniera molto generica la bellezza dei paesaggi. Anche oggi passiamo davanti a situazioni in cui i cani (spesso da caccia e da tartufo) vengono tenuti in situazioni orribili. Mi viene raccontato che i cani da tartufo vengono tenuti affamati in modo tale che siano più concentrati a cercare, visto che sanno che dopo aver trovato il tartufo il proprietario li premia. 

Poco prima della fine della tappa, cominciamo ad incontrare i primi corsi d’acqua, Luna ci mette subito dentro le zampette e si rinfresca.

Oggi per un paio di volte è andata veramente tanto avanti e mi sono un po’ preoccupata, ma alla fine è sempre tornata da me.

La tappa è veramente lunga, circa 17 km, verso la fine Luna si stende sull’asfalto come per dire a me qui non mi sposto più nessuno.

Fortunatamente il proprietario del posto dove dormiamo ci viene a recuperare, e  così ci risparmiamo ulteriori 2 km di marcia ad un’ora così tarda. Arriviamo infatti alle 18:30.

Questa sera per premiare luna le compro della carne cruda, che lei mangia in un solo boccone, e un bel pezzo di parmigiano.

Io ceno con una ottima zuppa di farro e cicoria all’agro.

La tappa di oggi è stata veramente meravigliosa, Anche se verso la fine sentivo pesantemente ginocchia e tendini. Domani si va ad Arrone.

Sesta Tappa 1 Ottobre Ceselli-Arrone 16 km

La notte è trascorsa tranquilla, in una casetta di legno in località Valcasana. Sono addirittura riuscita ad andare a cenare lasciando Luna da sola nella stanza senza che abbaiasse, un gran passo avanti. Ovviamente la “sua”stanchezza aiuta.

A Berlino ovviamente a casa da sola ci rimane, ma qui ogni giorno in un posto diverso, all’inizio non era semplice. 

Stamattina siamo dovuti partire un’ora prima, perché dei pellegrini che viaggiano con noi si sono resi disponibili a portare il nostro bagaglio nel loro camper fino al punto di arrivo. 

Infatti sto viaggiando con due zaini, uno con un secondo paio di scarpe e indumenti per la pioggia e soprattutto il cibo di Luna, l’altro quello con cui cammino tutti i giorni. 

La partenza è subito docile, ma al guinzaglio perché camminiamo lungo una strada. 

Il caldo si fa subito sentire e appena esce il sole Luna ingaggia una furiosa caccia alle ombre delle farfalle. 

Mi rendo immediatamente conto di aver perso i miei bastoncini, e realizzo di averli lasciati nella macchina del proprietario dove abbiamo pernottato.

Marika si offre immediatamente di andarmele recuperare stasera. 

Senza l’aiuto di tutti i pellegrini che con la loro macchina si stanno rendendo disponibili per il trasporto bagagli, questo cammino non sarebbe stato possibile.

Infatti la navetta ufficiale della via di San Francesco ha dei costi esorbitanti e non si era dimostrata per niente organizzata e affidabile, quindi ci eravamo messi d’accordo tra di noi. Ovviamente è un costo logistico e organizzativo notevole, soprattutto per chi guida, ma mostra anche lo spirito di gruppo che muove questo cammino.

Dopo un po’ la posso slegare e ho dei momenti di ansia in quanto costeggiamo il fiume Nera, con molta corrente. 

La richiamo e la tengo un po’ legata, sperando che non decida di farsi un tuffo più avanti. 

Fortunatamente i tratti al sole sono pochi, e dopo una sosta in un paesino dopo 5 km, riprendiamo di buon passo la marcia, oggi tutta pianeggiante.

Luna si accoda ad una levriera nell’inseguimento folle di un povero gatto che si arrampica su un albero altissimo. È proprio vero che chi va con lo zoppo impara zoppicare.

Il percorso continua a snodarsi in un sentiero morbido, con leggera salita e leggera discesa, alla nostra destra il fiume che però spesso lascia il posto a dolci ruscelli dove alcuni cani,  Luna compresa, si tuffano e si rinfrescano. 

La pausa la facciamo all’ombra in una piazzetta di un minuscolo paesino, la gente rimane abbastanza stupita nel vedere così tanti cani tutti insieme. Per fortuna la maggior parte del percorso oggi e all’ombra, perché se no sarebbe anche oggi veramente insostenibile, soprattutto per i cani. 

Ogni tanto la natura mi grazia e mi fa incontrare degli alberi di fico: I frutti sono molto piccoli ma estremamente maturi e buoni! 

Il pomeriggio trascorre camminando lungo un sentiero che costeggia un ruscello e con prati aperti e verdissimi sui quali i cani corrono, fino ad arrivare ad un punto dove  il fiume Nera si slarga un po’ e la corrente è meno forte, e Luna può farsi finalmente un bel bagno. 

Alcuni Pellegrini entrano dentro con tutte le gambe, a me sembra veramente troppo marrone quindi passo..

Arriviamo al punto di arrivo molto prima degli altri giorni, in fondo oggi la tappa è stata tutta in piano e con pochi chilometri. 

Per alcuni dei pellegrini oggi è stato l’ultimo giorno, a me ne restano ancora tre (Piediluco Poggiobustone e Rieti). 

Il signore che mi affitta l’appartamento a Casteldilago (Le Casette affitti turistici/ consigliatissimo) è così gentile da venirmi a prendere, e in macchina ha dei croccantini per Luna. L’appartamento oggi è veramente carino, a piano terra ci sta una lavanderia automatica, che uso subito per fare una mega lavatrice. 

Nelle vicinanze ci sta un grande supermercato, il più grande da giorni: faccio una scorta di frutta secca, compro l’osso buco per Luna, salviettine vape per non farmi mordere dalle zanzare che mi stanno massacrando,  e la mia solita scorta enorme di frutta per domani, visto che è l’unica cosa che mangio durante il cammino. 

Ormai le pesche e le pesche noci hanno lasciato il posto all’uva, insieme alle mele della nuova raccolta. Questa sera decido di rimanere in casa, ho necessità di recuperare sonno e poi voglio leggere un po’. Domani la tappa sarà bellissima: Si passa per la Cascata delle Marmore e si arriva allo splendido Lago di Piediluco.

Settima tappa 2 Ottobre Arrone-Piediluco 15 km

La notte è passata tranquilla, in un alloggio veramente carino a Casteldilago.Il proprietario mi accompagna con la macchina al punto di incontro ad Arrone, Dove mi rendo conto che siamo veramente in tantissimi oggi.

Secondo me arriviamo a 100 persone di cui moltissime con i cani. Durante la prima parte del percorso dobbiamo tenere i cani legati in quanto costeggiamo una strada. Il panorama su Borghi montani è meraviglioso. Nel secondo tratto invece mi tocca stare molto attento perché costeggiamo il fiume Nera dove la corrente è forte e io non sono sicura se Luna riesca a percepirne il pericolo. Nella tappa di oggi ci sono i miei amici  Laura da Perugia insieme a Eddy e Clorinda da Ostia insieme ad Axel. 

A un certo punto un’altra  golden, Miura,  finisce nel fiume e viene tirata dalla corrente per pochi metri, per fortuna riesce velocemente a risalire. Ma sono momenti di forte ansia! Ad uno slargo del fiume finalmente riesco a farla bagnare e lei è soddisfatta anche se può entrare solo col guinzaglio. Il tratto successivo è in un sentiero ombroso, fino ad arrivare alla Cascata delle marmore. Paghiamo il biglietto per entrarci ed effettivamente sono molto belle ed imponenti, li scalini da fare sono tantissimi e finalmente Luna smette di tirare 😅, ha capito che se tira pure sulle scale farà dieci volte più fatica perché io ne approfitto e mi aggancio a lei. Durante la pausa dopo le cascate è veramente stanca e come l’ultima volta si siede sopra al tavolo. Nessuno degli altri pellegrini mi dice qualcosa, anzi vedono proprio che é una sua caratteristica, infatti si vede proprio che è cresciuta vicino ai gatti.

Il percorso dopo le cascate è molto bello, prima con un sentiero ombroso e un paio di saliscendi importanti, per finire a camminare lungo il lago di Piediluco da dove Luna Eddy e Ray entrano ed escono continuamente . La giornata è nuvolosa ma non piove e per la prima volta non sudo. Anche oggi sul tragitto faccio bottino di fichi maturi. 

Arrivata a Piediluco in attesa del mio bagaglio passo un’oretta al bar e dopo mi metto alla non facile ricerca del parroco e della casa del pellegrino dove dormirò stanotte. Riuscita nell’impresa corro a fare la spesa. Nel piccolo alimentari la signora che si innamora di Luna (lei ha da sempre cani) non solo la fa entrare , ma le regala direttamente dal bancone un po’ di affettato, e mezzo chilo di carne fresca che Luna mangia all’ istante oltre a del parmigiano . 

A me sconta la frutta e mi regala un bellissimo sasso colorato da dei bambini con su la frase un sasso per un sorriso. Firmato Giacomo. Che bel momento…

La sera a cena salutiamo Sara, oggi era la sua ultima tappa, insieme a tanti altri che ci hanno salutato prima o che sono venuti solo per la tappa di oggi. 

Domani ci aspetta la tappa più dura in assoluto: 22 km con 700 metri di dislivello in su e 1100 in giù. Non oso pensare alle mie ginocchia domani sera

Ottava tappa 3 Ottobre Piediluco-Poggiobustone 13 km

La tappa di oggi è cominciata con una bella passeggiata al sole costeggiando il bellissimo lago di Piediluco. 

Luna felicissima, entrava ed usciva dall’acqua. Anche oggi temperature molto alte, mi chiedo come farò ad arrivare alla fine di questa lunghissima tappa se il meteo non cambia. Dopo un breve tratto di strada statale dove dobbiamo tenere i cani legati, entriamo in un sentiero che costeggia un ruscello. Anche qui Luna si diverte entrare e uscire a piacimento.Oggi siamo molti di meno di ieri e molti di meno del solito, perché diversi Pellegrini vista la difficoltà della tappa, hanno preferito saltarla. Poi comincia la prima salita seria, quella che porta al meraviglioso paesino di Labro. È una salita nel bosco, per fortuna ombreggiato, ma comunque molto ripida. Qui i bastoncini sono d’obbligo. L’asfalto prende il posto del sentiero nell’ultima parte, e la salita è talmente ripida che mi chiedo come non faccia cadere all’indietro. Arrivati alle porte della città, continuiamo a salire, questa volta scale su scale. Il paesino è bellissimo, sembra incantato, curato nel dettaglio e pieno di fiori. Sembra quasi di stare in una fiaba. Luna mi precede, e da grande monella trova ovviamente il mangiare dei gatti che si pappa in un solo secondo. Arrivati finalmente alla fine siamo premiati da una vista bellissima su Piediluco e il suo lago, facciamo una pausa lassù di almeno un’ora e mezza. Quando ripartiamo, mi viene detto che questa salita non era niente rispetto a quello che ancora ci aspetta per andare al faggio di San Francesco….

La prima parte è pianeggiante, e per fortuna costeggia di nuovo un ruscello e le nuvole coprono il sole, dopo però il discorso si fa serio. Abbiamo ancora 700 m di dislivello da fare, e la salita si mostra in tutta la sua durezza. Per arrivare fino al faggio di San Francesco ci impieghiamo minimo due ore, tutte in estrema salita. 

Ogni tanto Luna mi guarda interrogativa, so che sta tanto soffrendo il caldo. Io ringrazio ogni singola nuvola che copre il sole e ogni singolo ruscello che incontriamo. Ad un certo punto crediamo addirittura di aver sbagliato strada perché non troviamo più i segnali, Poi Angelo da dietro ci raggiunge e ci rassicura che siamo sulla strada giusta. 

Árrivati al faggio ne ammiriamo l’imponenza e la bellezza, e passiamo dei bei momenti di riflessione.luna si stende tra le foglie e il muschio, e quando sta per addormentarsi, decidiamo di ripartire visto che la discesa per Poggiobustone durerà almeno due ore e mezzo.

Per tornare, attraversiamo prima un grande prato vicino dei bellissimi i cavalli che pascolano, poi prendiamo la discesa ripida e scoscesa, bisogna fare molta attenzione perché c’è il rischio di scivolare, inoltre i cani si divertono a mettersi esattamente davanti alle nostre gambe. Dopo un’oretta di discesa un po’ antipatica, il paesaggio cambia, e cominciamo ad attraversare un bosco bellissimo. La discesa è dolce, l’aria è fresca e tutte le fatiche della giornata sembrano sparite. Riusciamo a vedere un tramonto bellissimo e ad arrivare a Poggiobustone, patria di Lucio Battisti, ancora prima che faccia del tutto buio. Non trovo nessun supermercato aperto, e allora la signora dell’alloggio mi prepara una cena divina, con insalata fagiolini e pasta con le verdure…Ironia della sorte, stanotte a Poggiobustone si festeggia San Francesco, amante degli animali, e nel centro del paese ci sta la sagra della porchetta. Un minimo di buon senso basterebbe a volte….purtroppo pochissimi fanno la connessione, ma almeno la PROLOCO di Poggiobustone potrebbe evitare questa triste coincidenza.

Domani sarà la mia ultima tappa, quella che mi porta a Rieti.

9 tappa (e ultima per me) 4 Ottobre Poggiobustone-Rieti 17 km

La notte è passata tranquilla, nonostante molti altri pellegrini stamattina abbiano raccontato di aver  sentito il tamburello che andava per la città chiamando i nomi di tutti capofamiglia. Io stanca come ero, non ho sentito nulla.

È la leggenda di San Francesco che chiama tutti i capofamiglia.  

Poggiobustone, patria di Lucio Battisti, ha un bellissimo borgo antico, fatto di viuzze e scale. La gentilissima signora del Bed and Breakfast (casa San Giacomo, consigliatissima) ci accompagna al punto di ritrovo della tappa (Su google map mi dava 30 minuti ma lei mi ci ha portato in 5 appunto passando per tutte le scale del borgo) facendomi anche passare per la casa di Lucio. In suo onore oggi la colonna sonora del video (e piangerete insieme a me).

Oggi per me è l’ultima tappa. Non siamo in molti oggi, e anche stamattina il sole picchia fortissimo.

Cominciamo scendendo per un bel sentiero nel bosco. Ad un certo punto Angelo si ferma in un punto in cui viene tenuto in un minuscolo recinto un maiale all’ingrasso. Angelo lega il filo rosso e ci parla, il maiale ascolta attentamente con le orecchie in avanti dalla curiosità. È innegabile vedere la somiglianza tra loro e i cani, sopratutto negli atteggiamenti: sono curiosi, scodinzolano, giocano, muovono le orecchie come loro, hanno una grande intelligenza emotiva e sono come noi esseri senzienti, che ascoltano soffrono gioiscono, non meno di noi e soprattutto non meno dei nostri amati cani. Chi quindi predica l’amore per gli animali e per i propri cani e poi si mangia il prosciutto, sta prendendo in giro se stesso. Vado via da quel maiale con un po’ di amaro in bocca, ormai queste immagini fanno parte della mia quotidianità, (seguo tanti profili Instagram che mostrano la realtà degli allevamenti) ma so che piano piano il messaggio arriverà a sempre più persone. 

Il sentiero ci porta poi ad una piazzetta dove facciamo una piccola pausa refrigerante, e poi saliamo su fino all’incantevole borgo di Cantalice. 

Seduti intorno alla fontana o sulle panchine (Luna sulla panchina io a terra), ci riprendiamo dalla fatica e dal caldo. 

Assaporo ogni momento di questa tappa perché so che sarà l’ultima e già sento la ormai nota malinconia che mi attraversa ogni volta che percorro l’ultima tappa di un cammino.

Proseguiamo su asfalto, Luna anche oggi riesce ad intrufolarsi in un terreno, ruba il mangiare dei gatti e quando i proprietari escono dalla casa…le offrono pure l’acqua. Incontriamo poi un signore che vende santini di san francesco, ma alle spalle ha il cane legato alla catena, e Angelo con una calma e una compassione eccezionale riesce a intavolarci un dialogo e a cercare di spiegare…Sono sicura che un pochino delle sue parole al signore arrivano.

L’ultima parte della tappa é bellissima, attraversiamo diversi boschi e facciamo una pausa in un giardino di fronte ad un orto curato e un’abbazia della quale mi sono scordata il nome. Mentre Luna mendica qua e là, io mi stendo in terra e chiudo gli occhi, e mi addormento, con Luna che finalmente si calma e si stende accanto a me. Mi svegliano le parole a bassa voce di Angelo che ci guida in una profonda meditazione. 

La natura del Lazio, meno selvaggia ma non per questo meno bella di quella umbra, mi accompagna dolcemente fino alla fine della tappa. Approfitto dell’ultima ora per salutare personalmente tutti quanti, scambiare qualche parola e prometterci di rimanere in contatto, chi per un motivo chi per un altro. Arrivati alla fine, sento in me una grande emozione pervadermi, non sono l’unica ad avere le lacrime agli occhi. 

Nell’abbraccio ad Angelo e Irene sento commozione compassione e soprattutto una grandissima energia positiva che mi pervade e mi fa la consapevolezza che fare questo cammino anche se faticoso é stata la scelta giusta, per me e per Luna, e che sarà solo il primo di tanti cammini futuri fatti con lei. Francesca, una carissima amica conosciuta proprio su Instagram grazie alle sue capacità culinarie (se volete una consulenza sul mangiare sano e facile contattatela @franbachepiatto) mi accompagna con la macchina a Monterotondo e mi illustra le bellezze di quella zona che effettivamente non conoscevo. Sono momenti di tempo rubati al lavoro e alla quotidianità che però ti danno tanto e ti lasciano una voglia immensa di tornare e rivedere tutti.

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