Ebbene sì…è arrivato il momento tanto temuto, anche per me, di guardare in faccia la realtà. Ossia di imparare a leggere le etichette del cibo che diamo ai nostri animali e AHIMÈ in alcuni casi dovremo renderci conto che quello che gli stiamo dando non è quello che pensavamo.

crocchette per cani

Quindi prima di continuare a leggere siate consapevoli che potreste rimanere a bocca aperta nello scoprire con cosa state nutrendo i vostri animali. A me é successo e mi sono sentita non solo poco informata ma anche molto raggirata dalle grandi aziende alimentari di cibo per animali. 

Per Luna ho  fatto la scelta di comprare attraverso una ditta che nelle mie ricerche ho scoperto essere tra le migliori in circolazione per quanto riguarda la qualità, eticità,  provenienza e lavorazione della carne. Si tratta della Reico. Qui potete farvi un’idea voi stessi e in caso chiedermi, visto che non si trova nei negozi ma viene distribuito attraverso i loro consulenti e io sono una di loro.

In qualità di consulente ho cominciato a studiare in maniera approfondita questo argomento e quindi ho pensato che potesse essere utile mettervi a disposizione quello che ho imparato in forma scritta, così che anche voi possiate fare una scelta consapevole quando comprate il cibo per i vostri animali.

Cosa si intende per cibo sano?

Prima di inoltrarci nell’argomento su quale sia il cibo migliore da dare ai nostri cani o gatti, facciamo un po’ di chiarezza su cosa viene inteso per cibo sano?.

Ora dirò forse una cosa ovvia, ma ricordiamoci che un buon cibo ha diverse funzioni:

– contribuisce alla crescita sana di cuccioli 

-garantisce un’alimentazione che evita le malattie (risparmiando sui costi del veterinario) 

-Nel caso di problemi di salute già esistenti, l’alimentazione corretta può dare un importante contributo al miglioramento dello stato di salute e contribuire a ridurre i farmaci.

Un mantello lucido e una pelle integra sono – come nel gatto – caratteristiche per un mangiare sano, come pure un peso adeguato al tipo di animale e allo stile di vita.

Un’alimentazione sana é un’alimentazione adeguata alla specie, ossia che riproduce un’ipotetica preda. Per quanto riguarda il cane, guardando le origini della convivenza con l’uomo, vediamo che col tempo il cane si è adattato alla dieta umana vivendoci a stretto contatto come “riciclatore dei resti del suo pasto”, ossia come “spazzino”. A differenza del gatto il cane é diventato un onnivoro, e può quindi utilizzare direttamente il cibo vegetale, la cui percentuale nella proporzione degli ingredienti può essere più alta di quella del mangiare per i gatti, che sono rimasti strettamente carnivori. Il cane rimane comunque un carnivoro, come si può anche evincere dalla conformazione dei suoi denti e dal suo apparato gastro-intestinale.

Le proporzioni dei nutrienti fondamentali di un cibo per cani adeguato alla specie dovrebbe essere costituito da carne, vegetali e cereali, con la percentuale della carne nettamente superiore agli altri due. Teniamo presente che se il cane o il gatto avessero ancora oggi la possibilità di cacciare, prenderebbero i cereali e i vegetali direttamente dallo stomaco delle loro prede, quindi in quantità minime.

Fino a diversi anni fa era quindi quasi normale che il cane venisse nutrito in maniera corretta naturalmente, con una cucina casalinga e fresca. Ma col passare degli anni e il cambio delle nostre abitudini molti sono passati all’alimentazione industriale, spesso oggi promossa come la prima scelta  da specialisti, veterinari e riviste specializzate, tanto da farci arrivare a pensare che la crocchetta sia il cibo migliore per i nostri amici. 

Le crocchette sono una valida alternativa, ma di certo, a mio giudizio, non la prima scelta. Dipende poi moltissimo da che tipo di crocchetta e dall’azienda che la sta vendendo!

Se andiamo a dare uno sguardo alle proporzioni di cui abbiamo appena parlato nel cibo industriale, ci accorgeremo  che queste in molti prodotti sono state completamente capovolte. L’ingrediente principale molto spesso non è piú la carne, ma il cereale. Questo non può essere sano per il fisico di un carnivoro come il cane e ancora meno per il gatto, che necessita di alimenti ad alto livello biologico e digeribili come le proteine animali. 

Se quindi non abbiamo la possibilità di preparare noi stessi il mangiare con una cucina casalinga o BARF, dobbiamo fare lo sforzo di imparare a leggere le etichette del cibo che compriamo. 

Addentriamoci dunque in questo argomento. Vi consiglio di prendervi del tempo e di prendere accanto a voi le scatolette del cibo che dati ai vostri animali. Inforcate gli occhiali o prendete la lente d’ingrandimento..ahimè la scrittura degli ingredienti è purtroppo molto piccola. 

Dobby

Ecco le 5 linee guida per orientarsi nella scelta del cibo

1.Imparare a capire come si legge un’etichetta 

L’etichetta si suddivide in due sezioni: La composizione (lista degli ingredienti) e i componenti analitici (i valori dell’analisi chimica fatta sul prodotto finito). 

Facciamo un esempio sullo strudel che preparo tutte le settimane (é strepitoso e ci impiego 5 minuti per chi vuole mi chieda la ricetta nei commenti). 

La composizione del mio strudel è costituita dagli ingredienti come le mele, le noci, la farina, la marmellata etc mentre i componenti analitici sono i valori derivati da un’analisi chimica fatta sullo strudel cotto e finito.

2. il primo ingrediente deve essere la carne

Subito la buona notizia: la legge prevede che nella composizione degli elementi il primo ad essere nominato sia quello in maggiore quantità, espressa in percentuale (anche se questo non è obbligatorio). Per rimanere sull’esempio del mio strudel, dovremmo scrivere: 800 grammi di mele, 160 grammi di farina, 150 grammi di biscotti, etc (con la differenza che sull’etichetta viene indicata la percentuale- e non sempre). Capiremo quindi subito se in mano abbiamo un prodotto ottimale, dove la carne sia al primo posto. Infatti sia per i cani che per i gatti il primo ingrediente a essere nominato deve essere la carne. Sono sicura che ora alcuni di voi stanno guardando la propria etichetta e si stanno stupendo del fatto che il primo ingrediente che leggono sia per esempio il mais, o un generico cereali, riportato per esempio più volte sotto forme diverse (farina di mais, glutine di mais). Questo non solo vi indica che la carne qua non è il primo ingrediente,  ma che l’azienda sta cercando di non far vedere l’eccessivo contenuto di un prodotto spezzandolo nei suoi derivati. 

3. Attenzione alle farine di carni e di pesce

Alcuni noteranno che la parola carne manca, ma troveranno magari la parola proteine di pollame disidratate, proteine di maiale disidratate, idrolizzato di proteine animali. 

Le proteine qua nominate non sono la coscia di pollo che ci stiamo immaginando. Purtroppo per i nostri animali, la “proteina animale “  è sempre la conseguenza di una lavorazione chimica grazie alla quale viene estratta dagli scarti degli animali (piume, zoccoli). In un secondo processo queste proteine vengono poi ricomposte poter essere nominate come tali. Il valore nutrizionale e biologico di queste proteine è molto basso! 

Cosa è il valore biologico? Il valore biologico indica il livello di assimilazione nel nostro corpo senza che vengano prodotte delle scorie che il corpo poi deve faticare ad eliminare. Per fare un esempio: l’uovo è l’alimento che ha un valore biologico del 100%. Un alimento a basso valore biologico è mal digeribile e assimilabile e ha molte scorie. La carne sappiamo avere un alto valore biologico per i nostro cani e gatti, ma deve trattarsi di carne a tutti gli effetti (e non di “proteine”).

Un altro elemento che forse alcuni di voi stanno leggendo quindi al primo posto è farina di diversi tipi di carne o pesce. La legge permette che qualsiasi tipo di scarto animale possa essere trasformato in farina. Avete capito bene! Scarti!! Ossia, anche carne SCADUTA o che non rispettava alcuni parametri biologici o sanitari e tutte le parti dell’animale che carne non sono, a partire dagli zoccoli, le setole, la pelle, i peli e via dicendo. Di carne nelle farine come avete potuto intuire, ce ne sta bene poca. Andiamo avanti….

4. nel cibo secco prestare attenzione alla scritta: percentuale  di carne fresca

Altri di voi forse stanno vedendo nel loro sacchetto di crocchette al primo posto l’ingrediente carne bianca fresca con l’indicazione di una percentuale del 15% e se ne stanno rallegrando. Giusto? 

L’indicazione del fresco non indica che la carne inserita è fresca, ma indica che la carne é stata pesata quando era fresca e non essiccata. Questo processo va comunque obbligatoriamente fatto in una preparazione di alimenti secchi e durante questo la carne perde peso. Perché allora le aziende indicano questo numero? Per dare la sensazione che ci sia una percentuale di carne più alta e indicarla come primo ingrediente. 

Altri  di voi forse stanno leggendo Carne con agnello, o Carne con Pollo. Dovete sapere che la normativa prevede che ogni volta che un ingrediente viene preceduto dalla parola CON, vuol dire che quell’ingrediente deve essere presente almeno al 4%. Credevate di avere carne di pollo vero? Invece forse di pollo ne è presente solo il 4%. 

Magari qualcuno sta osservando la propria bustina di secco e trova scritto: Pollo con sottoprodotti di origine animale (Pollo 10%). Vuol dire che la certezza la potete avere solo su quel 10%.

5) prestate attenzione a tutti gli ingredienti  come conservanti, additivi, generici “grassi animali”.

Tutto ciò che viene prodotto in maniera sintetica a rigor di logica non é naturale.

I componenti analitici (la seconda parte dell’etichetta).

Ritornando al mio strudel, questi sono il risultato dell’analisi chimica fatta alla mia fetta di strudel sfornata e profumata.

In questo caso quindi si parla di numeri e percentuali, che non vanno però assolutamente presi a sé stante ma sempre in relazione alla composizione, ossia alla lista degli ingredienti, in modo tale da avere un quadro completo. 

Umidità: 

in questo caso si riferisce al vapore acqueo, cioè all’umidità presente negli ingredienti e ci da un’indicazione, in genere visibile anche a occhio nudo, se abbiamo in mano un prodotto secco o umido.

Proteine grezze

In genere viene indicato il valore di azoto presente nel cibo, visto che questo elemento è presente solamente nella molecola delle proteine e non in quella dei carboidrati o dei grassi. Quindi in teoria un’alta concentrazione di azoto significherebbe una concentrazione alta di proteine. Giusto? Purtroppo non è così! 

Purtroppo alcune aziende aggiungono delle sostanze che producono azoto derivante dagli scarti della plastica per dare l’impressione che nel prodotto ci siano più proteine. Basta cercare su internet alcuni scandali a riguardo che hanno anche causato la morte di diversi animali, e rimarrete allibiti. Quindi questo valore, purtroppo, non è indicativo per una quantità di proteine alte.

Grassi grezzi: quantità di lipidi presenti nell’alimento

Bisogna capire di che qualità stiamo parlando? Olio di oliva, oli minerali, oli di omega 3? Bisogna leggere bene.

Fibre: Sono la componente dei carboidrati non digeribile che in natura i nostri animali assimilerebbero in forma già predigerita dalla preda. Sono importanti perché aiutano le funzioni dell’intestino e dello stomaco. La qualità delle fibre è importante e sarebbe bene che fosse in versione non raffinata. Esse influenzano anche la quantità e la consistenza delle feci: Poco voluminose e con poca  formazione di gas durante la digestione indica un buon equilibrio tra carboidrati digeribili e indigeribili.

Ceneri grezze. Queste sono il risultato di un processo di combustione su una determinata quantità di prodotto finito. Di norma quello che resta da questo tipo di combustione sono i sali minerali, necessari per la salute di ogni essere vivente. Come sappiamo però spesso nel prodotto non ci sono solo sostanze organiche ma anche additivi chimici che servono per il mantenimento o la conservazione o che ci sono finiti per via di una contaminazione e sballano completamente il valore della cenere grezza, facendo passare per sali minerali quelle che invece sono scorie.

Un’altra voce che troviamo sull’etichetta ma che non fa parte dei componenti analitici sono gli additivi. Sono suddivisi in tre tipi 

  1. Nutrizionali: i valori di minerali, amminoacidi, oligoelementi, vitamine. Questi vengono spesso indicati se vengono aggiunti chimicamente al cibo. Quando questa voce manca è perché alcune aziende lavorano con carne di prima qualità e con una lavorazione a freddo che ne permette di mantenere le proprietà e non devono integrare. 
  2. Tecnologici o zootecnici: per facilitarne la lavorazione
  3. Organoloettici: aromi o coloranti 

Ma quali sono gli Additivi che vanno bene e quali sono quelli dai quali sarebbe meglio tenersi alla larga? Quelli buoni sono la vitamina E, la vitamina C e l’olio di rosmarino (meglio se di origine naturale).

Quelli che sarebbe meglio non avere sono conservanti, antiossidanti o appetizzanti. L’ultimo addirittura è per far rendere appetibile un prodotto che di norma il nostro animale scarterebbe. Anche gli additivi CEE sono da guardare con attenzione, visto che la normativa non prevede l’obbligo di indicare la quantità esatta e la dose é stata calcolata sulla tollerabilità dell’uomo o dei bovini. Anche i coloranti, inseriti solo per il nostro occhio, sono dei prodotti spesso di derivazione chimica.

Come scegliere?

cane indeciso

Premetto che ogni cane e ogni situazione é diversa, e che questi sono dei consigli generici a chi si approccia per la prima volta a questo tema e ha deciso di approfondire. 

Se avete la possibilità di nutrire il vostro animale con una dieta casalinga o BARF sicuramente farete un piacere al vostro animale, perché riprodurrete il più possibile l’alimentazione degli animali come lo erano allo stato selvatico.

In ogni caso sia la dieta BARF che la dieta casalinga devono essere preparate attraverso l’aiuto di un esperto, idealmente un veterinario nutrizionista.

Per chi invece per tutta una serie di motivi volesse comprare il cibo industrializzato, cercate di tenere conto di cosa avete imparato fino ad ora, facendovi le seguenti domande e cercando le risposte dalle aziende dove state comprando:

  • da dove arriva la loro carne?
  • come vengono tenuti gli animali? sono allevamenti intensivi con antibiotici etc?
  • come viene preparato il cibo? Idealmente con una cottura a bassa temperatura che preserva la qualità delle materie prime e dei nutrienti?
  • la pressatura é a freddo?
  • c’è un bilanciamento di tutti i minerali ?
  • usano conservanti, additivi?
  • usano scarti di carne? 

Se volete farvi un’idea da soli facendo un giro sul web, andate a sbirciare nelle pagine dei produttori di cibo animale, e vedrete che chi lavora nel modo sopraelencato, ci tiene a farlo presente sulla loro pagina.

Spero di non avervi confuso ulteriormente le idee. Io dopo aver studiato tutto ciò, ho provato una gran rabbia nei confronti delle bugie e delle promesse che ci vengono fatte dalle grandi aziende ma anche nei confronti di me stessa che per una sorta di comodità per anni ho preferito non andare a fondo. Meglio tardi che mai!!!

4 pensieri su “Cosa diamo a mangiare ai nostri animali? Piccola guida alla lettura delle etichette.

  1. Cristiana Carpinella dice:

    Questo articolo sull’alimentazione mi ha “ illuminata “. Mi piacerebbe avere una consulenza per provare i prodotti Reico e cambiare alimentaIone al mio cane. Come posso fare ? Grazie

  2. Giada dice:

    Ottimo articolo divulgativo , cibo industriale di scarsa qualità la mia battaglia con parenti e amici … Ps ma la ricetta dello strudel ? ☺️☺️

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