La scoperta dell’Eden

14 Giugno

Tappa 1 SJPD-Roncisvalle (26,2 km)

Mi sveglio molto presto perché  non vedo l’ora di partire, so che la prima tappa sarà tra le più impegnative. Credo di essere tra i primi a scendere per la colazione, e mi rendo conto, invece, di essere tra gli ultimi. Inoltre non ho ancora la credenziale che avrei dovuto prendere la sera prima, ma dato l’arrivo tardivo l’ufficio del pellegrino era già chiuso.. Per chi non lo sapesse, la credenziale è un documento necessario per tutti i pellegrini per poter dormire negli Albergues. È una sorta di quadernino dove tutti gli Hospitaleros apporranno i loro bellissimi timbri. Va custodita con cura e alla fine del viaggio sará un bellissimo ricordo visto che tutti i timbri sono molto particolari.  Bene, mettiamo subito in chiaro che questa non è una corsa e che va bene anche partire alle 8 invece delle 6. 

Per i primi giorni mi sono organizzata con il trasporto dello zaino perché non me la sono sentita di mettere a dura prova la mia schiena già dall’inizio, e non finirò mai di ringraziare Patrizia della “ Vita é bella”  per avermi dato questo e tanti altri consigli nei giorni precedenti alla mia partenza sentendoci più volte al telefono, semplicemente perché lei era diventata per me un punto di riferimento. 

Prima di andare a prendere le credenziali accade un fatto curioso: un pellegrino tedesco, con un grave handicap agli arti inferiori e superiori che lo costringe a zoppicare vistosamente ,non riesce a chiudere bene il suo enorme zaino, che ai miei occhi appare pesantissimo. E’ visibilmente agitato e Patrizia cerca di aiutarlo, ma invano: lui é ad un passo dal mollare tutto. Io, in cuor mio, mi chiedo se sia il caso di dirglielo e così glielo dico. 

Gli chiedo perché non fa trasportare anche lui il suo zaino a Roncisvalle? La prima salita sarà durissima. All’inizio reagisce con nervosismo, ma quando capisce che ha una possibilità di fare le tappe senza lo zaino, cambia completamente atteggiamento. Si rilassa e sorride!  Patrizia organizza la spedizione anche del suo zaino, e dentro di me so di essere stata a mia volta il suo Angelo Nr. 1 della giornata. Lo incontro dopo durante la salita, e chiacchieriamo un bel po’. “Mi prendono tutti per pazzo perché ho deciso di fare il cammino in queste condizioni”, mi racconta ed io annuisco. Certo, a vederlo camminare ora mi rendo conto che ce la farà. Lentamente ma ce la farà. Ma non ho idea di cosa sarebbe successo se avesse avuto addosso anche lo zaino.

Nella salita nebbiosa tra i pascoli, monotona,quella che precede la famosa discesa e il bosco di Roncisvalle, incontro un pastore francese che vedendomi sfinita mi chiede se voglio rimanere là con lui a custodire le pecore e, mentre ridendo mostra la sua bocca sdentata, mi abbraccia.  Gentilmente dico che preferisco andare avanti e ringrazio per l’invito e lui mi augura buen camino. “Buen camino” é la frase che tutti si dicono quando ci si incrocia. Ce lo si dice tra pellegrini, te lo dicono le persone che ti vedono, te lo dicono dalle macchine, e tu stesso lo dici a tutti. “Buen camino, pellegrino”.

Durante quella salita ecco il mio primo incontro magico, quello che poi diventerà la mia foto simbolo del cammino. Sto camminando con una ragazza inglese che sta facendo una settimana di cammino col suo papà ultrasettantenne, e mentre chiacchieriamo ecco spuntare dalla nebbia due cavalli bellissimi. Io mi fermo, e loro si avvicinano. Uno in particolare é molto curioso, si lascia accarezzare per un bel po’. La ragazza scatta le foto che vedete. Meravigliata da tanta naturalezza, proseguiamo a camminare con loro accanto che ci accompagnano per un pezzo del tragitto, come a volerci fare compagnia. Finché dei rumori di moto provenienti da chissà dove, visto che lì non ci sono altre strade, li fa scappare scalciando. Peccato! 

Proseguo da sola in un paesaggio nebbioso e incrocio moltissime mandrie di cavalli, molti dei quali dormono profondamente, addirittura russano (guardate il video in basso). Non finisco di stupirmi. 

Finita la salita, finalmente arrivo in alto, esce il sole, posso togliermi di dosso qualche strato e cominciare la discesa.

Ad un certo punto, mi ritrovo in una specie di Eden. Prati verdi, fiori, cavalli che pascolano con i puledri. Nessun pellegrino neanche a pagarlo, solo io e questa mandria di cavalli bellissimi che non hanno la minima paura di me. Io non riesco a credere ai miei occhi! Sono cosciente che quello che sto vivendo è uno dei momenti più belli della mia vita e quindi rimango lí, in religioso silenzio ed osservazione. 

Faccio solo una marea di foto perché non voglio dimenticarmi neanche per un attimo di questo magico momento. Quando poi,  alla sera a cena, chiedo agli altri  se fossero passati in mezzo a quel meraviglioso pascolo con la cavalla bianca e il suo puledro, nessuno mi risponde di sì: un mistero. Nessun altro li aveva visti. Insomma, possibile che solo io abbia potuto accedere ad un simile Paradiso?

Anche il bosco di pioppi che precede Roncisvalle è da togliere il respiro. Un bosco incantato. Non la smetto di guardarmi attorno, e stupirmi come, in un’atmosfera così surreale e incantata e nello stesso tempo buia, possano cantare gli uccellini. 

Oggi mi è capitato più volte di ridere da sola come una pazza, alla vista di paesaggi tanto incantati, ma anche di piangere dalla gioia e dalla commozione.

Quando vedo Roncisvalle sono felicissima: certo,  mi fanno male le ginocchia, sono bagnata perché nell’ultimo tratto ha piovuto, e non vedo anche l’ora di mettere qualcosa in bocca. 

Mi fanno dormire al terzo piano in una grande sala dove ci saranno almeno 50 posti letto. La sera a cena mangiamo tutti insieme e mi bevo anche un bicchiere di vino, che mi fa addormentare sul colpo.

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