27 Tappa Melide – S. Irene 30 km

Questa mattina ci siamo concesse di partire 15 minuti dopo, alle 6.15.
Quello che ci ha accolto è stato di nuovo un tipico tempo galiziano,foschia, pioggerellina e tanta umidità. Oggi non mi sentivo per niente in forma e ho dovuto sforzarmi per prendere un certo ritmo. L’uscita da Melide non è stata niente di particolare, e in qualche modo comincio a sentire una certa malinconia nel sapere che domani arriverò a Santiago. Lo spazio urbano ha presto lasciato il posto a dei bellissimi boschi, intervallati da ruscelli e piccoli ponticelli e spesso con moltissimi alberi di eucalipto che inebriavano l’aria con il loro odore. Spesso non so riconoscere che tipo di albero ho davanti, e allora uso l’applicazione della National Geographic  che si chiama Seek, dove basta Inquadrare il fiore la pianta o l’animale in questione per qualche secondo e l’applicazione ti dice di cosa si tratta. Ve la consiglio. Dopo un paio d’ore avevamo entrambe bisogno di fare colazione, e e abbiamo optato, in un bar con una signora gentilissima, per un grande cornetto con la marmellata e una torta fatta in casa. Diverso dal solito pane tostato e pomodoro. Visto che pioveva, ho deciso di togliere i sandali e rimettermi le scarpe chiuse, sperando che l’inizio di vesciche non peggiori. Anche se uso tutte le precauzioni e seguo tutti i consigli per evitarle , credo di non avere scampo, è proprio la struttura dei miei pollici(oni) che dopo un determinato numero di chilometri me le fa venire. Alternare la scarpa con il sandalo e l’unica soluzione. Oggi ho bisogno di camminare un po’ da sola, sono molto lenta e fiacca e non voglio rallentare la mia amica. Ci incontriamo di nuovo ad Arzua, la cui entrata in città è veramente triste, ci vengono incontro moltissimi camion. Per fortuna però il cammino passa all’interno della città vecchia, che è molto carina, e mi rallegra con l’incontro di un piccolo gattino che, a sentire la proprietaria è spaventatissimo da tutti, ma ovviamente non da me, infatti lei si stupisce. Giochiamo un po’ insieme, io mi ricarico subito la mia batteria è naturale, e poi gli chiedo il nome di questo gattino. Incredibilmente mi dice che si chiama Franco Gattiato 😁. Preferisco non approfondire l’origine di quel nome, mi basta e mi avanza sapere che in giro c’è un gatto con un nome così… Continuiamo a camminare, rispetto alle tappe passate il percorso è più monotono, i boschi sono sì belli, ma molto simili tra loro. Arriva un punto dove assiste a una scena meravigliosa tra due grandissimi cani, sembrano essere una coppia o fratello e sorella e lei sembra essere molto insistente con lui.praticamente lei ci si vuole sedere addosso, e lui, grande grosso con me, subisce. Mi faccio quattro sane risate e di nuovo ricarico la mia batteria naturale. Questi due cani hanno permesso che io a distanza ravvicinata filmassi tutta la loro storia senza con problema. Quando me ne vado, dopo di me sento arrivare tre pellegrini, i cani gli abbaiano furiosamente. Da lì capisco che è proprio l’approccio che si ha quando si vede un cane a fare la differenza.
Mi ricordo che due giorni fa un pellegrino spagnolo mi ha raccontato di essere stato mozzicato da un cane sul cammino e di avere avuto anche una notevole ferita sul braccio… Io gli ho subito chiesto: ma tu che avevi fatto? E lui mi ha risposto: volevo accarezzarlo. Chi ha sbagliato qua è stato ovviamente il pellegrino, non ha rispettato la distanza di sicurezza che il cane con 1000 segnali gli aveva imposto, non aveva colto i segni.
Più tardi camminando Stefanie mi fa sentire La canzone del pellegrino cantata da una sua amica francese, Utreya Suseya, che si usa cantare durante l’entrata a Santiago. Mi sembra di capire che ci sta solo la variante francese, e allora così per passare il tempo io e lei ci mettiamo a creare la versione italiana e la cantiamo per un bel po’. È proprio un bel momento e la canzone è bellissima. La conoscete?
A 5 km dall’arrivo ho bisogno di fare di nuovo una pausa, le energie mi stanno abbandonando, fa molto caldo e oggi mi fa un po’ male la schiena… Mi prendo un gelato, faccio nuovamente un cambio di scarpe e poi con la musica delle ultime due ore, provo a darmi un ritmo… Oggi ci riesco veramente male, trascino i piedi, guardo continuamente quanto manca all’arrivo. Ogni tanto mi chiedo se non sia una cosa psicologica, voglio forse rallentare l’arrivo a Santiago? Arrivata all’ostello, faccio subito il mio bucato, oggi ci sta abbastanza sole per riuscire ad asciugare tutto, ma poi, non appena mi siedo sul letto, ci cado addormentata ancora prima di essermi fatta la doccia. Il mio corpo per oggi mi dice stop, riposati… Mi sveglio un pochino più riposata e poi con Stefanie andiamo alla ricerca di qualcosa da mangiare. Come prima cosa troviamo un bar, lei si ordina una birra, io un Radler, insieme ai quali ci portano una mini insalata di pasta e una piccola empanada di loro iniziativa … O forse c’è l’hanno data perché ci hanno visto così esauste. L’aria si fa di nuovo fresca, l’afa scompare, torniamo all’ostello e il mio corpo oggi vuole solo una cosa: dormire.

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