28 S. Irene – Santiago de Compostela 22 km

Stamattina abbiamo spostato la lancetta di ancora 15 minuti più in là, ci siamo concesse il lusso di partire alle 6:30. Mi rendo conto immediatamente di avere un dolore abbastanza notevole al tendine, dentro di me impreco un poco ma faccio finta di niente. Dopo un poco di strada parallela ad una statale, il paesaggio si è fatto subito più bello, boschi di eucalipto a non finire, tanto che mi sono presa un rametto di foglie e me lo sono messo nello zaino per poter sentire meglio il profumo mentre cammino. La cosa strana è che ad un certo punto sono spuntati Pellegrini da tutte le parti, uscivano fuori dal nulla, ma dove erano stati fino ad ora ? Siamo state molto sole per quasi tutto il percorso delle ultime tappe, e ora pochi chilometri prima di Santiago eccoli arrivare tutti quanti e spuntare come funghi. Sicuramente sono molti ma molti di meno del solito, ma lo stesso molti di più di quelli a cui io sono stata abituata nelle ultime due settimane. Tiro la conclusione che sono persone che stanno facendo solo una passeggiata fino a Santiago visto che vedo anche zaini molto piccoli. Alcune sono scolaresche. A 15 km da Santiago, decidiamo di fare colazione. Ci sediamo nel terrazzino e io sento un guaire e un ululare di cane spaventoso. È un cane, probabilmente cucciolo, che urla disperato, come un pazzo…Mi alzo cerco di capire da dove provengono queste urlo strazianti, e capisco che viene dall’interno del ristorante. Vado dalla cameriera e le chiedo di chi è il cane. Mi racconta che questo cane ha seguito un pellegrino per tre giorni, e lui ora glielo ha lasciato a lei. Mi dice qualcosa di incomprensibile, tra l’altro è sola a gestire una marea di Pellegrini e per avere la nostra colazione dobbiamo aspettare circa mezz’ora, e quindi non ha il tempo di rispondere alle mie domande incalzanti. Il cane continua a guaire e un urlare disperato, è veramente straziante sentirlo, anche Stefanie ci rimane male. La cosa curiosa è che tutti gli altri pellegrini seduti là con noi sembrano essere sordi a questo rumore disperato, non lo sentono o non gliene frega niente? Io non riesco a trattenere la curiosità, entro nel ristorante e seguo il rumore dei gemiti, salgo le scale e vedo una porta. La porta è chiusa ma mettendomi in punta di piedi riesco a guardare dentro… Dentro c’è un cucciolo di cane bellissimo, è rosso e assomiglia un bassotto, guaisce disperato. È l’immagine dell’abbandono e della disperazione. Non faccio un video o una foto perché penso che morirei ogni volta a rivederlo. Torno dalla cameriera, apro il mio traduttore e le faccio delle domande ben precise. Con enorme sollievo mi dice che e riuscita ad organizzare qualcuno della protezione animale che lo verrà a prendere a breve. Tiro un sospiro di sollievo. Lei stessa ha a casa sei gatti e due cani. Siamo sollevate (ma gli altri lo sentivano ? Non me ne faccio una ragione).
Nei chilometri successivi ho bisogno di stare da sola, sono molto emozionata e anche un po’ malinconica, so che il mio viaggio non finisce oggi perché proseguirò per Finisterre, ma all’arrivo a Santiago segna in qualche modo una meta. Comincio a rallentare l’andatura, voglio prolungare questa tappa e il Cammino me lo rende facile perché mi offre una marea di more ai lati del sentiero, mature e pronte per essere colte. Mi fermo ad ogni pianta di more, le raccolgo e me le mangio tutte.
Dopo questa passeggiata in cui faccio pace con me stessa per quanto riguarda la malinconia, mi unisco di nuovo a Stefanie. Decidiamo di farci gli ultimi chilometri in allegria, cantiamo la canzone del Pellegrino sia in italiano che in francese, e oggi, come eccezione, ci fermiamo parecchie volte per prendersi una birra lei e un Radler io.
L’entrata dentro la parte moderna di Santiago è, come tutte le città, niente di speciale… Facciamo una deviazione per andare a vedere il monumento del pellegrino sul Monte Gozo, che è bellissimo.
Dopodiché entriamo finalmente in città vecchia. Da lontano sento il rumore delle cornamuse, mi è stato detto che è il tipico suono che accompagna l’entrata dei Pellegrini nella piazza della cattedrale. Ad un certo punto voglio solo accelerare, voglio correre, voglio entrare su questa piazza e vedere la famosa cattedrale che mi sogno da tanto tempo.
Entro e la vedo, la piazza è semivuota, sono abituata a vedere foto di una piazza gremita di gente, mi rendo conto di avere una visuale unica. A dire il vero mi emoziono, ma non più di tanto, sono serena, le emozioni più forti le ho avute a dire il vero durante il cammino e oggi nei boschi, prima di entrare in città . Incredibilmente sulla piazza di Santiago incontro degli amici italiani che avevano fatto un altro cammino, alcuni di loro proseguiranno verso Finisterre, altri si fermano dei giorni a Santiago. Dopo le solite foto di rito e il ritiro della Compostela con una procedura antisettica , vago un pochino per la città, ma il dolore al tendine è fortissimo, quindi più che altro mi metto la ricerca di ghiaccio da applicare sulla gamba. Decido che domani spedirò lo zaino fino alla prima tappa, voglio essere sicura che il dolore al tendine non peggiori e comincio a prendere ibuprofene tre volte al giorno. La sera ripasso davanti alla cattedrale insieme a Stefanie, nella piazza ci sta musica e la gente balla, sono sereni, se non fosse che tutti hanno una mascherina addosso direi che l’atmosfera che si respira è normale . Mi aggiorno un attimo su le notizie riguardanti il Covid, sento che in Inghilterra chi torna dalla Spagna deve fare la quarantena, che in Germania è obbligatorio il tampone perché torna dei paesi a rischio. Cerco di capire se la Spagna è uno di questi ma non trovo info a riguardo. Qui la mascherina la portano davvero tutti, oggi ho visto addirittura persone fare footing o il cammino indossandola.
Insomma questa tappa è stata molto particolare, ma sono contenta che non sia finita qua. Ora mi aspetta Finisterre, la fine del mondo, dove tutto comincia…

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